home > fonti antiche

fonti antiche

Le fonti epigrafiche e letterarie sul  territorio di Dugenta sono esigue.
La tradizione racconta che sull’attuale nucleo vi fosse un centro sannita-romano col nome di Urbitania.

Durante la seconda guerra punica, dopo la battaglia di Canne (216 a. C.), la popolazione locale si unì all’esercito cartaginese tanto da subire la vendetta dei romani dopo la sconfitta di Annibale.

Il Sannio Caudino fu gravemente devastato: cittadelle fortificate prese con la forza, Compulteria (Alvignano), Telesia, Melae (Melizzano) e Orbitanium (Dugenta).
In queste città 25.000 uomini furono presi ed uccisi e ritrovati 370 disertori che vennero spediti a Roma, ove furono tutti uccisi a colpi di verghe nel locale dei “Comizi”, poi precipitati dalla rupe Tarpea: queste le azioni compiute da Quinto Fabio in pochi giorni
Livio (Libro XXIV, cap. X)

Altre notizie possono essere ricavate da fonti riguardanti centri limitrofi, poiché Dugenta, essendo compresa fra città che ebbero un ruolo molto rilevante nell’antichità (Saticula, Caiatia, Telesia) e situata in una zona dall’ottima posizione geografica (la Valle del Volturno), fu coinvolta anch’essa, in maniera indiretta, dagli eventi che interessarono questa parte della Campania.

In generale, attestazioni concernenti il territorio esaminato possono essere tratte da passi di Plinio e Livio, che si occuparono degli eventi storici riguardanti particolarmente Sant’Agata Dei Goti, l’antica Saticula, e, più in generale, la valle del Volturno ed il territorio beneventano.

Livio ricorda che, alla fine del 316, il dittatore romano Lucio Emilio attaccò Saticula e i Saticulani: All’improvviso, aperte le porte, piombarono con grande tumulto sugli avamposti nemici Livio (Libro IX, cap. 20)

Lo scrittore G. Aragosa, considerando il passo di Livio, in cui è data notizia della conquista di Saticula, ipotizza, proprio nella zona meridionale di Dugenta, il luogo in cui si sarebbe collocato l’esercito romano per sferrare l’attacco.
Dato che Livio sottolinea che l’abilità di Lucio Emilio consisteva nel tenere gli avamposti abbastanza lontani dal resto dell’esercito, l’autore suppone che gli avamposti romani dovevano trovarsi molto vicini ai confini di Saticula, mentre il grosso dell’esercito doveva essere accampato a circa 8-10 km dalla città cioè nell’odierna zona dugentese chiamata “Terranzano”.
Un richiamo indiretto ci viene ancora fornito da Livio e da Polibio che, riferendosi alla battaglia di Canne (216 a. C.), narrano del viaggio di Annibale verso Capua.
Secondo le loro descrizioni, Annibale passò nei pressi del “Callicula Mons”, conquistò Telesia, attraversò Caiatia, arrivando così nell’ager presso Capua.
In quell’occasione, molto probabilmente, toccò pure il nostro territorio.

Questo stesso itinerario, secondo alcuni studiosi, fu percorso in parte anche da Silla che, sbarcato a Brindisi proveniente dall’Oriente, marciava verso Roma.
Le fonti antiche collocano alcune battaglie genericamente nei pressi di Capua, in prossimità del monte Tifata, non definendo precisamente il luogo.

H. Nissen, e sulla scorta di questi, G. Aragosa, ritengono che, se Silla veramente seguì questo percorso, una battaglia contro i seguaci di Mario si sia potuta svolgere proprio nella pianura di Dugenta, di fronte a Squille o tra Dugenta e Limatola, nella località “Il Termine”.

La maggior parte degli storici propende, invece, per l’ipotesi di L. Pedroni che individua la zona dello scontro con la stretta di Triflisco, vicino Bellona.

Un ultimo accenno indiretto al territorio ci è dato da Plinio. Questi ci informa della produzione di vini pregiati, iniziata tra il I a. C. e il I d. C. nel territorio pedemontano del Taburno, comprendente quindi anche Dugenta. Il terreno era adatto a tale coltura (Platone già nel V sec. a. C riferisce di un ottimo vino prodotto a Benevento e nei territori limitrofi).

Verso la metà del I sec. a. C. nel territorio beneventano fu fondata una colonia, guidata da Munazio Planco.
Questi, che era stato console in Gallia Transalpina, importò nella Valle Telesina nuovi vigneti che si estesero poi nel territorio comprendente Dugenta, Frasso, Melizzano e Solopaca fin sotto il Taburno.