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chiesa santa maria in pesole

Anticamente nel territorio della parrocchia di S. Andrea Apostolo, oltre alla chiesa madre, esistevano, come tramandato da fonti orali e dallo stesso Don Pasquale De Rosa, altre piccole cappelle: S. Domenico, S. Antonio da Padova, S. Maria Amarena a Moscarella e una nella zona di Trentalance.

Di queste numerose edicole, costruite da famiglie o privati, l’unica a resistere allo scorrere inarrestabile del tempo è stata la cappella di S. Maria In Pesole ubicata nella fertile campagna dugentese e in cui era, ed è tuttora, venerata un’immagine lignea della Madonna assisa sul trono con il Bambino poggiato sulle gambe all’altezza del grembo: la Regina Madre che presenta al mondo il Re da Lei generato.

La stessa denominazione “In Pesole” sta ad indicare Maria sopraelevata, in alto, Assunta in cielo.

Le prime notizie sulla cappella, ad aula unica con volta a botte e originariamente più piccola di come si presenta attualmente, risalgono, anche se la sua fondazione è molto più antica, al 19 marzo 1514 in occasione della Visita Pastorale di Frà Giovanni Luigi d’Aloisio, vescovo di Sant’Agata dei Goti (1512-1523).

Nel 1525 (Visita Pastorale di Mons. Giovanni Guevara) si parla di una cappella in ottime condizioni.

Nel 1531 si fa menzione di una statua di Maria Vergine che nel 1546 viene descritta “dorata”, circondata da quattro angeli anch’essi dorati.

La notizia più attendibile, però, risale al 1601, anno in cui Mons. Albini, vescovo di Sant’Agata dei Goti, effettua la sua Visita Pastorale alla parrocchia di Sant’Andrea Apostolo e fa compilare al suo Delegato, una descrizione della cappella, mettendone in risalto lo stato fatiscente con pavimento in calcestruzzo e facendo riferimento ad una “Imago Virginis Mariae Indigens restauratione”.

Che si tratti proprio dell’ attuale statua, da secoli oggetto della profonda venerazione del popolo dugentese?

Diversi i motivi che ci fanno supporre di sì.

Primo, la parola imago viene utilizzata anche per indicare una statua; secondo, dopo il restauro del 1999, in preparazione al grande Giubileo del 2000 ed eseguito dal maestro Graziadei Tripodi, è emerso quanto descritto negli antichi documenti dell’Archivio diocesano di Sant’Agata, cioè l’antica devozione a Dugenta di una Madonna “dorata”.

Il restauro ha consentito di recuperare non solo i colori originali, ma anche le reali fattezze mostrandoci che si tratta di un’immagine di Maria con il Bambino di stile cinquecentesco.

La Madonna di cui parla Mons. Albini è quindi l’immagine attuale tanto cara ai dugentesi.

Oggi la scultura è posta in una nicchia inserita in un complesso marmoreo, costituito da due colonne sormontate da una nuvola di angeli con al centro la colomba, simbolo dello Spirito Santo. L’altare, anch’esso in marmo, è sostenuto da pilastri e reca al centro del paliotto un agnello immolato con la bandiera segno di Resurrezione, adagiato sul libro dell’Apocalisse, da cui fuoriescono i sette sacramenti rappresentanti Cristo.

Inserita in una seconda nicchia è la statua di S. Lucia, “a divozione di Giocondina Merroni 1931”.

Sul lato sinistro della cappella, si trovano la sacrestia e la vetrina “ex voto”.

Un amore che ha sapore antico lega Dugenta all’immagine della Vergine, la cui storia si intreccia con le vicende religiose e civili della nostra terra, ne è testimonianza la processione del 15 agosto, fortemente sentita da tutta la comunità.

Da non dimenticare l’impegno, tuttora notevole, delle famiglie della zona che, con amore e fede, si dedicano costantemente alla cura della cappella.

 

Lettera con cui la cappella fu inserita tra i mille santuari mariani d’Italia, ricevuta da Don Pasquale De Rosa



La Statua dell’Assunta prima e dopo il restauro