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chiesa san andrea apostolo

Negli anni Sessanta l’attuale sede fu programmata, dal vescovo Mons. Ilario Roatta1, dal sacerdote di S. Nicola ad Orcula Romano Igino e dal parroco pro tempore di S. Andrea Apostolo Don Alfonso Giammarco.

Progettata dall’arch. Gubitosi dell’Università di Napoli, con l’originale forma di “tenda nel deserto”, caratterizzata da influssi di stile post-moderni, la chiesa, dedicata alla SS. Trinità e a S. Andrea Apostolo, è stata realizzata in questi anni dalla volontà tenace del parroco Mons. Gennaro Barbieri e dalla comunità di S. Andrea Apostolo in Dugenta.

La costruzione, alta 17 metri (raggiunge la sua massima altezza all’ingresso), è dominata da due pareti in cemento armato che sostituiscono la cupola con un'unica guglia neogotica e si elevano al cielo da due colonnati della navata centrale.

Le navate laterali, molto più basse rispetto a quella centrale, contribuiscono ad esaltarne l’altezza.

All’esterno della chiesa troneggia un busto bronzeo raffigurante il dugentese padre Antonio Ciervo, gesuita, cappellano militare, caduto in guerra nel mare Egeo l’8 febbraio 1944.

Nella parte alta della facciata inizialmente era prevista una vetrata con la colomba e la croce su progetto di Gubitosi.

Oggi invece osserviamo una vetrata simboleggiante una croce, opera dell’ing. Cosimo Di Paola di Benevento che modificò il precedente progetto, rendendolo più realizzabile dal punto di vista architettonico ed economico.

La sistemazione della parte inferiore della facciata si deve invece all’arch. Dragone Pietro.

Da ricordare gli interventi effettuati sull’intera struttura dall’ing. Di Cerbo Salvatore.

All’interno della costruzione, troviamo, a sinistra, la cappella penitenziale destinata all’ascolto delle confessioni e, a destra, la cappella del SS. Sacramento dove quotidianamente si celebra l’eucarestia con i fedeli.

In quest’ultima, ci colpisce l’immagine di Maria di Fatima, scolpita su un unico pezzo di legno di tiglio, dal trentino Mussner di Ortisei e offerta dalla signora Ievoli Diana Viscusi.

La cappella, inoltre, custodisce preziosi resti della chiesa Madre, tra cui: una colomba, simbolo dello Spirito Santo, sovrastante l’immagine di Maria; un’acquasantiera in marmo; tre puttini in marmo che coronano il Tabernacolo di stile seicentesco anch’esso recuperato dall’altare in muratura della chiesa madre.

Accanto al Tabernacolo osserviamo “L’Ultima Cena”, tela commissionata nel 1987 dal parroco Don Gennaro Barbieri al diciassettenne Dino Valdelli. Nel quadro, a destra, sono presenti l’esecutore e il committente mentre, a sinistra, Sant’Andrea Apostolo, negli stessi abiti dell’immagine settecentesca presente nella chiesa.

Autrice delle vetrate della cappella è la giovane dugentese Marotta Andreana, oggi sposa e madre, che ha realizzato nel primo vetro la Sacra Famiglia e nel secondo la Crocifissione con ai piedi Maria e Giovanni.

Accanto all’entrata della cappella del SS. Sacramento è stata posta, nel trentesimo anniversario (28/11/2004) del ministero del parroco Don Gennaro Barbieri, la cronotassi degli arcipreti di S. Andrea Apostolo dal 1300 al 2007, elaborata da Don Antonio Abbatiello parroco del duomo di S.Agata dei Goti, nonché curatore dell’Archivio Diocesano Santagatese.

Il vestibolo, fatto in muratura e vetro, in cui troviamo l’originale acquasantiera raffigurante l’immagine di S. Maria In Pesole proveniente dalla bottega d’arte Giustiniani di San Lorenzello, è stato fabbricato, insieme alle due cappelle precedentemente menzionate, dal padre del parroco, il signor Giuseppe Barbieri.

L’intera struttura architettonica è dominata da vetrate policrome in dallas, realizzate nel 1978 dal laboratorio artistico “Domus Dei” di Roma su iniziativa del parroco, dello spessore di circa 2 cm, saturate con resina epossidica raffiguranti verticalmente, alle spalle dell’altare: la colomba segno dello Spirito Santo, la Gerusalemme Celeste, l’Eucarestia e il Battesimo, interpretati in chiave moderna.

Le vetrate della zona inferiore, dipinte nei primi anni novanta, dalla giovane Marotta Andreana, rappresentano sulla destra, partendo dall’ingresso, i seguenti avvenimenti dell’Antico Testamento: la creazione, il diluvio, Abramo che lascia la sua terra con la moglie Sara, Giuseppe venduto dai fratelli per 30 denari, Mosè che riceve i dieci comandamenti sul monte Sinai e l’Arca di Noè. Sulla sinistra, avvenimenti del Nuovo Testamento: annunciazione a Maria, nascita di Gesù a Betlemme, parabola del Buon Samaritano, pesca miracolosa, moltiplicazione dei pani e dei pesci, conversione di Paolo.

Ad ornare l’altare è il dipinto “Resurrezione di Cristo”, raffigurante Cristo risorto e sullo sfondo Dugenta, realizzato nel 1989 dall’artista Giovanni Valdelli.

Altre due tele dello stesso pittore, sono presenti nella controfacciata: a sinistra “La Crocifissione”, a destra “La Nascita di Gesù”, entrambe risalenti al 1986-87.

Sui pilastri, che sorreggono le pareti in cemento armato della navata centrale, svettano medaglioni raffiguranti simboli paleocristiani delle prime comunità, opera del giovane dugentese Antonio Napolitano.

Percorrendo l’ingresso fino all’altare troviamo, a destra: Cristo buon pastore, pesci e àncora di salvezza, Agnello immolato che vuol dire Cristo Crocifisso-Risorto, pani e pesci simboli dell’Eucarestia.

Dall’altare all’ingresso, sullo stesso lato, ammiriamo: il leone alato raffigurante l’evangelista Marco, l’aquila rappresentante l’evangelista Giovanni, il Calice con l’Eucarestia.

Sul lato sinistro, procedendo verso l’altare, osserviamo: l’orante, sacerdote delle prime comunità cristiane; il pavone, simbolo della resurrezione di Gesù; il cervo che si disseta alla fonte a significare il nostro bisogno di Dio; le mani che tengono la corona del rosario. Andando a ritroso, sullo stesso lato, incontriamo: l’uomo alato raffigurante l’evangelista Matteo; il toro alato raffigurante l’evangelista Luca; e ancora Cristo principio e fine.

La sistemazione del presbiterio e la tinteggiatura di tutta la chiesa, come si presentano attualmente, sono opera dell’arch. Dragone Pietro che ha diretto i suddetti lavori nella quaresima del 2003, per la venuta di nostra signora pellegrina di Fatima.

Un leggio in ferro battuto, offerto e realizzato dal dugentese Clemente Mauro, orna l’altare.

Nei pressi del presbiterio quattro bracci sostengono il fonte battesimale di forma ovale, realizzato e offerto dal marmista locale sig. Diodato Antonio.

Il coperchio in rame è, invece, opera del napoletano A. Anastasio con data 19/05/ 1996.

Sospeso al centro della navata centrale, offerto dalla signora Ievoli Diana Viscusi, c’è il crocifisso in stile gotico, scolpito su un unico pezzo di legno di tiglio da Mussner di Ortisei, la cui immagine esprime serenità lasciando da parte ogni sofferenza.

In seguito al terremoto del 23 novembre 1980, in questa chiesa sono state traslate le statue appartenenti originariamente alla chiesa madre, tra cui ricordiamo:

La statua dell’Immacolata

Scolpita a Napoli il 20 aprile 1873 dal signor Caputo Luigi.

Dinamica figura in legno dallo svolazzante panneggio, sospesa su di una nuvola circondata da quattro angeli.

 



Immagine lignea di S. Andrea Apostolo

Di fattura settecentesca, adornata dalla tipica croce decussata.

Accanto all’immagine, conserviamo un’antica reliquia recante la scritta “ex ossibus S. Andrea Apostolo”.





Immagine di S. Anna

La venerata immagine di S. Anna, dal meraviglioso mantello in cartapesta che ci colpisce per lo sguardo amorevole che rivolge verso sua figlia.




Scultura di S. Antonio

La scultura di S. Antonio, in legno, di dimensioni ridotte rispetto alle altre.


Statua di S. Michele

La statua in legno del glorioso S. Michele, rappresentante la sua vittoria sul demonio.